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Introduzione
Le
città moderne ci appaiono oggi come luoghi sempre più lontani dai loro
abitanti: luoghi da "attraversare" più che da
"abitare", luoghi di chi produce, di chi è autonomo, di chi
si muove con rapidità.
Anche Vercelli, che pure conserva le caratteristiche tipiche della
piccola città di provincia, poco incline alle trasformazioni, si sta
lentamente adeguando a questo modello, che lascia sempre meno spazio
alle occasioni di socialità. Si osserva così un indebolimento delle
relazioni umane e della coesione familiare, mentre si affermano sempre
più fenomeni di solitudine ed isolamento, di deprivazione affettiva e
relazionale che hanno le ripercussioni più gravi sui soggetti deboli:
anziani, bambini e giovani, disabili e ammalati, minoranze etniche.
La
città ideale che vogliamo impegnarci a costruire è una comunità più
vivibile per tutti, che si caratterizza non solo per dimensioni di
territorio e di popolazione, ma come luogo da "vivere" e da
qualificare attraverso opportunità di relazioni, di dialogo, di
crescita comune e di pacifica convivenza.
L’obiettivo
non è di poco conto, poiché implica la capacità di cogliere non solo
le necessità più strettamente "materiali", ma anche le
esigenze che interessano la "qualità della vita" ed il suo
significato. Occorre, in sostanza, non solo
promuovere servizi, ma promuovere il benessere, che prima ancora che un
elemento tangibile, dato dalle cose di cui si dispone, è una
connotazione psicologica, è sentirsi parte attiva di una comunità che
include.
E’
facile peraltro constatare che le sollecitazioni di
una cultura "interventista" ma non sempre rispettosa delle
effettive esigenze delle singole persone, porta con sé il rischio di
produrre nei destinatari una condizione di passività e di dipendenza
che, nel tempo, può rafforzare inconsapevolmente processi di esclusione
e di disagio esistenziale ed incrementare la richiesta di assistenza.
I
segnali più preoccupanti di questa tendenza sono oggi leggibili a
livello nazionale nel riaffermarsi di scelte di istituzionalizzazione
che riguardano anziani, disabili, minori e i numerosi "casi
sociali" per i quali la risposta invocata dai più pare essere
quella di servizi "separanti" dal contesto sociale e dalla
possibilità di un recupero relazionale e materiale.
Il
Settore Servizi alle Persone, che promuove e coordina gli interventi di
Assistenza Sociale, ha in questi anni, seppur faticosamente, ripensato
se stesso e ha rafforzato il passaggio da una cultura di servizi che
"prende in carico i problemi" ad una cultura di servizi che
"si fa carico della persona", attraverso interventi più
vicini al cittadino, prestazioni di carattere domiciliare e, per quanto
possibile, alternative al ricovero in strutture residenziali.
Tale impostazione ha prodotto una riduzione degli interventi puramente
assistenzialistici, spesso erogati "a pioggia", per promuovere
scelte che da un lato tendano a evitare che chi si trova in difficoltà
cada nel circuito assistenziale, e dall’altro offrano l’opportunità
a chi vi è entrato di poterne uscire.
Questi
obiettivi tuttavia non possono essere un compito esclusivo dei Servizi
Sociali o del privato "specializzato", cui delegare le
funzioni di assistenza. Sono anche un compito di tutta la città, che
deve sentirsi impegnata in percorsi di non emarginazione e di migliore
vivibilità per tutti.
Di
seguito sono riportati i principali programmi di intervento attuati o in
fase di progettazione.
E’ necessario precisare che le funzioni riferite a: tutela materno –
infantile e dell’età evolutiva, attività a rilievo sanitario per
anziani e disabili, affidamenti presso famiglie o comunità, interventi
per minori e incapaci disciplinati dall’autorità giudiziaria,
inserimenti in presidi socio-assistenziali residenziali e
semi-residenziali, assistenza domiciliare, sono erogate anche per conto
di 23 Comuni appartenenti al territorio dell’ex USSL n°45, che hanno
stipulato con il Comune di Vercelli un’apposita convenzione ai sensi
della L.R. 62/95 ("Norme per l’esercizio delle funzioni
Socio-Assistenziali").
Anziani
La
popolazione tradizionalmente definita anziana, cioè con più di 65
anni, costituisce il 22% circa dei residenti a Vercelli.
Questo dato, superiore alla media nazionale, pone importanti questioni
di ordine economico, sociale e soprattutto esistenziale.
L’invecchiamento, infatti, non è un processo che interessa i soli
anziani, ma è un fenomeno che riguarda l’intera società: come tale
deve essere affrontato, per rendere l’anziano non solo destinatario di
interventi socio- sanitari (quasi che vecchiaia sia sinonimo di malattia
o emarginazione), ma per recuperare il suo ruolo di risorsa attiva e
valida per la società.
In particolare, gli interventi di politica sociale sugli anziani devono
prima di tutto tendere a far crescere la cultura per cui alla persona
sia garantito il diritto di vivere nella propria casa, con la sua
famiglia e i suoi affetti, mantenendo abitudini e relazioni fino a
quando questo sarà possibile.
Il
Comune di Vercelli si è caratterizzato, fin dagli anni 80, per la
presenza sul proprio territorio di numerosi Centri Anziani, definiti
successivamente CENTRI DI INCONTRO per segnare sempre più la loro
apertura verso la città
e le sue diverse componenti sociali.
Tali Centri, autogestiti, sono divenuti un significativo punto di
riferimento per coloro i quali desiderano uno spazio in cui poter
socializzare, sviluppare idee, far crescere relazioni di mutuo-aiuto che
infondono sicurezza e danno un senso al periodo definito "della
saggezza di vita".
L’Amministrazione Comunale intende proseguire nel compito di
promuovere i Centri di Incontro, stimolando lo sviluppo di iniziative
che, pur nella loro semplicità, possano favorire la partecipazione di
una larga componente di cittadini attivi.
Nell’ambito
degli interventi pensati per favorire il confronto e il dialogo tra le
diverse generazioni, il Settore Servizi alle Persone ha promosso l’iniziativa
denominata "CARO NIPOTE…", sfociata a Giugno 2000 nella
pubblicazione di un libro che ha raccolto le testimonianze, i racconti e
i consigli dei nonni vercellesi ai loro nipoti.
L’iniziativa avrà un seguito con il coinvolgimento dei giovani (a
partire da chi frequenta le Scuole Elementari e Medie della città) che
saranno sollecitati a offrire la loro risposta.
PROGETTO "DOMICILIARITA’":
vogliamo intendere, con questa definizione, la dimensione di vita della
persona articolata negli spazi e nelle relazioni interpersonali.
Il progetto si propone di promuovere e perseguire un obiettivo non solo
sociale, ma anche culturale ed educativo, per superare la ripetizione di
schemi consolidati che hanno la pretesa di unificare le esigenze di
persone assolutamente diverse in soluzioni standardizzate.
In questa ottica rientrano servizi ormai largamente speri-mentati e che
dovranno essere potenziati, quali:
-
il Servizio
di Assistenza Domiciliare, inteso come progetto individualizzato per
promuovere l’autonomia, per vigilare con
attenzione e discrezione, per liberare dalle situazioni di
isolamento, oltre che per garantire il soddisfacimento dei bisogni
essenziali della persona;
-
la consegna
a domicilio dei pasti pronti;
-
il
telesoccorso, non solo strumento per garantire immediati interventi
di soccorso, ma anche occasione per un contatto rassicurante con
operatori specializzati;
-
l’intervento
economico per integrare il minimo vitale;
-
la
promozione delle reti amicali e del supporto offerto dal
volontariato.
Un
discorso a parte merita l’esperienza del CENTRO DIURNO, avviato in
fase sperimentale alla fine del 98 e divenuto oggi una risposta
indispensabile e qualificata rivolta a persone le cui necessità
quotidiane non possano essere interamente soddisfatte dal nucleo
familiare, ma per le quali risulti improprio o prematuro il ricovero in
una struttura residenziale.
I risultati fino ad ora ottenuti, pur con uno sforzo organizzativo e
operativo di tutto rilievo, confermano che questo è uno degli
interventi da potenziare nel prossimo futuro.
STRUTTURE
RESIDENZIALI: è nota, nel distretto di Vercelli, la carenza di
strutture accreditate in grado di offrire un’adeguata assistenza
socio-sanitaria agli anziani, specie se non autosufficienti.
L’accordo di programma stipulato ad Aprile 2000 tra
Comune, ASL n°11 e Casa di Riposo, con il recupero dell’ex Ospedale
Pneumologico "Bertagnetta" e la ristrutturazione della Casa di
Riposo di Piazza Mazzini, definisce gli obiettivi del prossimo
quadriennio per offrire risposte adeguate agli anziani auto e non
autosufficienti del territorio.
In particolare:
-
il
recupero previsto dall’ASL n°11 per la "Bertagnetta"
consentirà l’accoglienza residenziale (120 posti letto) e diurna
(Centro Diurno Integrato) di anziani non autosufficienti;
-
il
progetto formulato per la ristrutturazione della Casa di Riposo di
Piazza Mazzini si rivolge ad anziani con maggiore grado di
autosufficienza e prevederà, oltre alla creazione di 120 posti
letto, il recupero di alcuni mini-alloggi, l’istituzione di un
Centro Diurno e l’attivazione di servizi fruibili da tutti i
cittadini anziani, quali la mensa, la lavanderia, l’uso della
palestra.
La
realizzazione del progetto, improntato a mantenere sempre vivo il
legame con la città e favorito dall’ubicazione in pieno centro
cittadino della struttura, si avvarrà di una cospicua
compartecipazione anche finanziaria del Comune.
Minori

I minori residenti nella nostra città sono un po’ più della
metà della popolazione considerata anziana (13,4% circa).
Il Settore Servizi alle Persone si occupa di numerosi bambini e
adolescenti definiti "a rischio" e per i quali è necessario
mettere in atto interventi di tutela che vanno dalla semplice presa in
carico per il superamento di difficoltà temporanee, all’allontanamento
dal nucleo familiare nei casi più gravi.
L’esperienza maturata in questi anni ha dimostrato che l’intervento
sul minore può essere poco efficace se non è inquadrato in un
progetto più generale che interessi il suo
contesto di vita, cioè la famiglia, il quartiere, la scuola, i
servizi e le agenzie educative.
Per questo gli interventi dovranno sempre più
orientarsi a inserire i servizi nel contesto sociale, favorendo lo
sviluppo di Centri Educativi nei quartieri, con progetti di rete in
cui le risorse messe in campo risultino coordinate verso finalità
comuni.
Attualmente
sono operativi presso gli Oratori parrocchiali di San Giuseppe e del
Belvedere, con la compartecipazione del Comune, degli insegnanti delle
Scuole Medie e del volontariato, due progetti mirati al sostegno
scolastico e in grado di coinvolgere in maniera stabile una trentina
di ragazzi.
Più
strutturata è l’esperienza presso il quartiere Isola, la cui
caratteristica territoriale, unita all’insediamento di edifici
cosiddetti "popolari", ha prodotto un’elevata concentrazione
di famiglie multiproblematiche con minori a forte rischio sociale.
Il progetto, denominato "Puzzle", che ha ottenuto il
finanziamento sui fondi della Legge 285/1997 ("Disposizioni per la
promozione di diritti e di opportunità per l’infanzia e l’adolescenza"),
ha portato alla realizzazione di un CENTRO AGGREGATIVO ed EDUCATIVO che
si avvale del supporto di operatori comunali, dell’intervento del
volontariato e dell’utilizzo dei locali dell’Oratorio parrocchiale.
Il
recupero di VILLA CINGOLI consentirà, presumibilmente alla fine del
2001, la definitiva collocazione di un Centro diurno ora ospitato, dopo
la chiusura definitiva della struttura denominata "Ex Ospizio dei
Poveri", presso i locali delle Suore di S. Margherita.
Il Centro diurno dovrà essere inteso come punto di riferimento sociale
ed educativo anche per le famiglie, aiutate a realizzare un percorso di
crescita e di responsabilizzazione nei confronti dei figli.
L’assunzione
di nuovi Educatori attraverso progetti finalizzati consentirà di
sperimentare, a partire dal prossimo anno, percorsi di EDUCATIVA
TERRITORIALE FAMILIARE, intesi come interventi di appoggio educativo
alla famiglia e ai minori.
La finalità di tali progetti è quella di incidere sui fattori di
rischio e sui danni, creando le condizioni per produrre cambiamenti
utili ad un miglioramento dei rapporti e delle relazioni tra l’individuo
e l’ambiente (inteso come famiglia, scuola, lavoro, tempo libero), ed
evitando le diverse forme di allontanamento del minore in difficoltà
dal nucleo familiare, fino a quando sarà possibile.
Ulteriore
obiettivo è la valorizzazione della risorsa dell’AFFIDAMENTO
FAMILIARE, che oggi coinvolge una ventina di famiglie e relativi minori.
Tale strumento di intervento, di per sé complesso da progettare e da
gestire, non svolge solo una funzione protettiva nei confronti del
minore, ma si colloca in un più ampio progetto di recupero di una
famiglia temporaneamente inabilitata a curare adeguatamente i propri
figli.
L’Affidamento Familiare, nelle diverse articolazioni possibili (per
brevi o lunghi periodi, a tempo parziale o a tempo pieno, ecc…),
richiede un costante supporto dei servizi e può costituire, in molti
casi, una valida alternativa al ricovero in comunità residenziali che,
per quanto oggi siano ben diverse dagli "istituti" di non
lontana memoria, rappresentano un evento spesso traumatico e come tale
una soluzione da considerarsi estrema, nella già dolorosa esperienza di
vita del minore allontanato dal proprio nucleo familiare.
E’ evidente che l’affidamento familiare è ben diverso dall’ADOZIONE,
il cui scopo primario è quello di fornire una famiglia permanente al
bambino per ovviare al suo stato di abbandono, quando non sussistono le
condizioni per ristabilire un rapporto significativo con i genitori
naturali.
Nell’ambito del Settore è stata costituita l’équipe affidi e
adozioni, che si avvale della collaborazione di psicologi del Servizio
di Neuropsichiatria Infantile.
Nel
1999 si è costituita L’ÉQUIPE MULTIDISCIPLINARE REFERENTE PER LE
SITUAZIONI DI MALTRATTAMENTO E ABUSO ALL’INFANZIA.
Di essa fanno parte operatori del Servizio Sociale del Comune e tecnici
dell’ASL n°11 e dell’Ufficio Minori della Questura.
Scopo dell’unità multidisciplinare, che ha anticipato le disposizioni
regionali emanate in materia, è quello di affrontare correttamente e
con strumenti moderni il fenomeno del maltrattamento e dell’abuso
sessuale ai danni dei minori, garantendo le misure di tutela, presa in
carico e sostegno, in un’ottica di intervento "globale" che
assicuri risposte tempestive e il più possibile efficaci.
L’équipe ha inoltre avviato un’azione di sensibilizzazione e
formazione rivolta agli operatori dei servizi educativi e scolastici.
Disabili

Le
linee di intervento generali programmate per i portatori di handicap
sono definite nel progetto approvato in Consiglio Comunale nel Marzo 98,
nato dall’esigenza di ridisegnare gli interventi svolti dal Comune
alla luce della legge quadro n°104/92 e dell’esperienza
ultraventennale degli educatori impiegati nel Settore.
La finalità principale del Progetto Handicap è quella di mantenere il
più a lungo possibile il soggetto disabile lontano dall’istituzionalizzazione,
attraverso l’elaborazione di progetti personalizzati che puntino al
riconoscimento del diritto all’integrazione e rafforzino il
perseguimento dell’obiettivo della massima autonomia possibile.
In
tal senso, è risultata molto positiva l’opportunità della BORSA DI
LAVORO, che ha consentito di sperimentare percorsi di inserimento
lavorativo, rivolti a persone con handicap anche di tipo psichico,
seguiti da un educatore professionale.
I progetti individualizzati, elaborati da un’équipe denominata UNITA’
DI INTEGRAZIONE, tendono non solo all’acquisizione di un’autonomia
economica, ma anche alla conquista di un ruolo nella società, alla
possibilità di stabilire nuovi rapporti sociali e all’opportunità di
uscire da rigidi percorsi assistenziali.
Il
Progetto Handicap comprende la gestione diretta da parte del Comune di 2
CENTRI DIURNI per soggetti ultraquattordicenni con livelli di gravità
tali da non consentire l’inserimento in corsi scolastici o in corsi di
formazione professionale anche specifici:
-
Centro
Eureka (P.le Galilei): accoglie 10 portatori di
handicap di grado medio/grave, coinvolti in attività ricreative e
di mantenimento delle capacità residue;
-
Centro
Aurora (Via Trino): accoglie 10 portatori di handicap di grado
medio/lieve. Il Centro è in attesa dell’autorizzazione regionale
al funzionamento come "Centro di addestramento disabili",
data la sua impostazione che privilegia, per alcune ore al giorno,
il coinvolgimento degli utenti in attività lavorative di tipo
agricolo.
Il Centro, ospitato provvisoriamente in una palazzina dell’ex
Ospedale Psichiatrico, troverà la sua collocazione definitiva e un
assetto progettuale più ampio con il trasferimento presso la
Cascina Bargè.
Il
Progetto Handicap prevede anche l’intervento di privati, in modo
specifico dell’ANFFAS, per la gestione convenzionata del Centro diurno
e della comunità residenziale situati presso la Cascina Lavino
(proprietà comunale ubicata in Via Trino, concessa all’associazione
in comodato gratuito nel 1993) e destinati all’ospitalità di
portatori di handicap di grado grave.
Con
l’ANFFAS è inoltre attiva la convenzione per il funzionamento del
CENTRO PER LA COMUNICAZIONE FACILITATA, rivolto ai portatori di handicap
inseriti nelle scuole materne ed elementari.
La
necessità, nel prossimo futuro, di offrire risposte qualificate e
sempre più rispondenti alle esigenze dei disabili che usciranno dai
percorsi della scuola dell’obbligo (attualmente risultano inseriti
circa 150 bambini e ragazzi) non esclude il coinvolgimento di altre
realtà private.
La
Costituzione presso il Provveditorato agli studi del GRUPPO DI LAVORO
INTERISTITUZIONALE (GLIP), ha portato, nel luglio
1999, alla stipula dell’Accordo di Programma promosso dal Comune e
sottoscritto con l’ASL 11, la Provincia, il Provveditorato agli Studi,
l’ANFFAS e l’Unione Ciechi. Questo atto intende ordinare e
finalizzare i reciproci impegni riferiti all’integrazione scolastica,
alla gestione delle risorse, alla programmazione e qualificazione degli
interventi.
CASCINA BARGE’:
discorso a parte, nell’ambito del Progetto Handicap, merita il
recupero della Cascina Bargè, considerata e rivalutata quale risorsa
presente sul territorio cittadino, fruibile non solo dai disabili, ma da
più gruppi di persone e categorie sociali, in modo da rappresentare un
vero e proprio ponte tra "disagio" e "normalità".
Il recupero della Cascina Bargè (proprietà comunale situata in Via
Olcenengo) è mirato a trasformare una "cascina" in un
"laboratorio" che si avvale del lavoro come veicolo per
trasmettere valori educativi e per avviare percorsi di integrazione
sociale.
I vasti terreni adiacenti al fabbricato, già piantumati a bosco grazie
ad un finanziamento ottenuto attraverso fondi CEE, consentiranno lo
sviluppo di attività di tipo agricolo, di zootecnia e di giardinaggio,
già sperimentate, seppure in forma più limitata, presso il Centro
Aurora di Via Trino.
La ristrutturazione del fabbricato, a conclusione dell’iter
progettuale, sarà avviata presumibilmente all’inizio del 2001.
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CASCINA BARGE' - Tavole del
Progetto |
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Famiglie

Mentre
da più parti si sottolineano le difficoltà che incontra oggi l’istituto
della famiglia, emerge contemporaneamente in modo evidente il suo ruolo
centrale nella nostra società, luogo non solo privato, ma anche
sociale, in cui si elaborano modelli di vita, di relazioni e di
solidarietà in grado di incidere fortemente sui processi educativi e
sulla qualità della vita.
E’ ugualmente evidente l’urgente necessità di un’attenta politica
nazionale per le famiglie, alla quale accordare interventi più mirati
di competenza degli Enti locali.
Il
Settore Servizi alle Persone è chiamato quotidianamente ad incontrare
nuclei familiari portatori di esigenze spesso molto diverse, anche per
le diverse caratteristiche: famiglie giovani e anziane, famiglie
numerose e con pochi componenti, famiglie stabili e famiglie sfaldate o
con rapporti problematici.
Sempre più frequenti sono poi gli incontri con famiglie di altre etnie,
che vivono e portano criticità connesse ai problemi di inserimento
sociale, alla storia e alla fatica del loro processo migratorio.
In
questo contesto, i principali interventi di sostegno alla famiglia
possono essere così sintetizzati:
-
consulenza
e sostegno per le difficoltà connesse allo svolgimento dei compiti
genitoriali, spesso in collaborazione con il Servizio di
Neuropsichiatria Infantile dell’ASL n°11;
-
assistenza
economica, erogata attraverso contributi mensili, che costituiscono
un elemento del progetto elaborato dal Servizio Sociale per il
soddisfacimento dei bisogni fondamentali ed il
superamento delle difficoltà intervenute.
Agli interventi
di natura economica erogati dal Comune, oggi si aggiungono i contributi
statali previsti per le nuove maternità e per le famiglie con almeno 3
figli minori a carico:
-
assistenza
domiciliare, inserita anche in progetti educativi o sociali per il
minore, o il disabile, o l’anziano e la famiglia in difficoltà;
-
affidamento
familiare, inteso come intervento a sostegno del minore con la sua
famiglia, per ricreare le condizioni indispensabili al ritorno del
minore nella famiglia di origine;
-
accoglienza
presso Centri Diurni di minori, disabili, anziani;
-
organizzazione
di attività estive per minori;
-
asili nido
(gestiti da altro Settore);
-
politica
abitativa:
-
interventi
sostitutivi della famiglia, con ricoveri di minori, adulti disabili,
anziani, in strutture residenziali, quando non siano possibili o
risultino insufficienti gli interventi di sostegno alla famiglia.
E’
utile sottolineare che qualsiasi intervento deve sempre poter contare su
un ampio coinvolgimento dei servizi pubblici, delle agenzie educative,
dell’associazionismo, per rendere le risposte più efficaci e coerenti
con le reali e dinamiche esigenze.
Tra
gli interventi oggi sempre più frequentemente richiesti agli operatori
sociali vi è quello della MEDIAZIONE
FAMILIARE, che ha come obiettivo l’attenuazione o, se possibile, la
risoluzione dei conflitti familiari conseguenti al fallimento di un’esperienza
matrimoniale o di una convivenza di fatto.
Il Settore ha elaborato un progetto, denominato "SPAZIO
NEUTRO", che prevede la possibilità di disporre di spazi adeguati
e di supporti educativi per gli incontri tra figli e genitori che, pur
separati, devono coordinare la loro funzione educativa ed essere aiutati
ad elaborare la propria vicenda personale in chiave di ricostruzione e
di ripristino di rapporti normalizzati.
Si
accenna infine, per la sua particolarità, al PROGETTO DONNA 2000,
ancora in corso di definizione, che prevede interventi a favore di madri
nubili, donne separate, donne maltrattate, donne in cerca di autonomia,
donne sole, donne straniere.
Il progetto, che si prefigge il superamento delle problematiche
esistenziali e di quelle relative alla quotidianità della donna,
intende realizzare un servizio di ascolto e di risposta ai bisogni
emergenti della condizione femminile nella società moderna.
Il progetto, che potrà avvalersi di un contributo regionale specifico,
vedrà la compartecipazione delle realtà sociali presenti sul
territorio (associazioni di volontariato, cooperative sociali e servizi
dell’A.S.L.).
Fasce
deboli 
Extracomunitari

L’afflusso
di immigrati e profughi stranieri in Italia e nella nostra città ha
posto l’Ente locale nell’urgenza di fronteggiare situazioni nuove,
complesse e talora difficili, inserite in un quadro giuridico che non
sempre chiarisce competenze e procedure di intervento.
Gli
operatori sociali, peraltro per propria natura abituati ad aggiornare in
continuazione le conoscenze e a cercare il giusto equilibrio tra risorse
e bisogni, sono indubbiamente chiamati a confrontarsi con un fenomeno
poliedrico e numericamente consistente, anche se al momento non esistono
strumenti efficaci di rilevazione e di monitoraggio del fenomeno stesso.
Rimane
ferma la convinzione che gli interventi di competenza del Settore
debbano accompagnarsi ad un percorso educativo e culturale che investa l’intera
società e che faciliti il processo di integrazione, l’unico in grado
di evitare lo scivolamento degli immigrati in ghetti chiusi e in
situazioni psicologiche di separatezza e rivalsa che favoriscono lo
sviluppo di attività illecite. In nessun campo come in questo gli
aspetti relazionali, di tolleranza e di dialogo sono importanti almeno
quanto gli interventi di carattere materiale.
I
criteri che definiscono gli interventi di assistenza sociale a favore
dei cittadini stranieri regolarmente soggiornanti sono ovviamente uguali
a quelli previsti per i cittadini italiani (provvidenze economiche,
assegnazione di alloggi "po polari", inserimenti in comunità,
ecc….).
Il
Comune ha allestito, in ottemperanza alla L. 40/98 (legge quadro sull’immigrazione),
un alloggio destinato alla pronta accoglienza di profughi e stranieri in
emergenza abitativa.
Detto alloggio, ubicato in Piazza Alciati, ha dato ospitalità fino ad
ora ad alcuni giovani Kosovari e a nuclei familiari provenienti dall’Albania,
dal Marocco e dalla Cecenia.
Considerata
l’oggettiva difficoltà a reperire alloggi privati da affittare, per
la diffidenza dei proprietari a stipulare contratti con immigrati, pur
in presenza di reddito da lavoro regolare, il Comune ha raccolto la
sollecitazione dell’Associazione Multietnica "Incontri e
Percorsi" e istituirà entro l’anno un fondo di garanzia che
costituisce un’ulteriore forma di cautela per il locatore nei
confronti di eventuale morosità incolpevole.
E’
stata avviata, nel giugno 2000, la parte del progetto "Non solo
bianco" finanziata dalla Regione Piemonte e finalizzata ad
agevolare l’inserimento lavorativo dei cittadini stranieri.
Le richieste di inserimento lavorativo raccolte in questi ultimi anni
dal Servizio Sociale e l’analisi degli interventi effettuati hanno
fatto emergere infatti l’indispensabile necessità di un momento
formativo e di mediazione culturale che preceda l’inserimento del
soggetto immigrato in un percorso lavorativo.
L’iniziativa, in corso di attuazione, ha così previsto:
-
200 ore di
formazione finalizzate all’apprendimento di abilità sociali, all’orientamento
del soggetto nel mercato del lavoro locale, alla conoscenza e al
rispetto delle sue regole;
-
l’inserimento
presso Aziende locali attraverso l’utilizzo
di Borse Lavoro, secondo modalità già operative nell’ambito
dello svantaggio sociale in città (3-6 mesi, seguiti da un tutore e
un educatore).
Tra
i progetti previsti per l’anno 2001, vi è l’attivazione del
servizio di MEDIAZIONE CULTURALE, utilizzando possibilmente mediatori
culturali stranieri che svolgano un lavoro di interpretariato, di
facilitazione e di sensibilizzazione.
La collaborazione con associazioni multietniche potrà favorire lo
sviluppo di iniziative rivolte alla valorizzazione delle diverse
espressioni culturali, in grado di coinvolgere anche il mondo della
scuola.
La
recente costituzione presso la Prefettura del CONSIGLIO TERRITORIALE PER
L’IMMIGRAZIONE, di cui fanno parte Enti e Associazioni a vario titolo
coinvolte in un ruolo attivo nel soccorso e nell’assistenza agli
immigrati, consentirà, oltre alla promozione e al coordinamento degli
interventi, una più puntuale analisi del fenomeno migratorio a livello
locale.
Nomadi

L’area
denominata "Campo Nomadi" di Via Trento, che ospita in media
circa 100 persone, è di fatto suddivisa in due zone. La 1° parte
(arrivando da Via W. Manzone) è occupata da un gruppo divenuto
stanziale ed è organizzata con case prefabbricate (costruite
abusivamente negli anni 70-80) provviste di servizi e allacciamenti, la
2° parte è occupata da vecchie roulottes abitate da nomadi sinti
lombardi e da nuclei bosniaci dimoranti a Vercelli per molti mesi all’anno.
E’ bene ricordare che il vigente Piano Regolatore non prevede un’area
di sosta per i Nomadi e quindi l’insediamento di Via Trento, risalente
a molti anni fa, è da considerarsi "abusivo".
Da
alcuni anni il Servizio Sociale, in collaborazione con il volontariato
(Parrocchia, S. Vincenzo, Opera Nomadi), ha attivato una serie di
interventi presso il Campo Nomadi tesi a favorire il passaggio da un
approccio repressivo alla ricerca di soluzioni per le problematiche
emergenti.
Nel
1998 il Settore ha elaborato un progetto più ampio (ottenendo per due
anni consecutivi il finanziamento ai sensi della L.216/91:
"Interventi a favore dei minori a rischio di coinvolgimento in
attività criminose") che si è posto come obiettivo l’assolvimento
dell’obbligo scolastico per i minori nomadi, la stimolazione alla cura
e all’igiene personale, la socializzazione e l’apprendimento di
regole di comportamento, l’inserimento degli adolescenti in attività
propedeutiche all’avviamento lavorativo.
Queste attività vengono svolte e coordinate da personale comunale,
utilizzando come base per le attività un alloggio di proprietà
comunale adiacente al Campo (Via Trento n°5).
L’esperienza maturata in particolare nel corso degli ultimi due anni
ha prodotto risultati significativi e ha consentito la regolare
frequenza della Scuola elementare a un buon numero di minori, con una
buona, spesso ottima, integrazione nella classe confermata dalle
relazioni degli insegnanti che hanno collaborato in modo costruttivo al
progetto. Meno facile, soprattutto per le ragazze, avviate ben presto ad
occuparsi di una famiglia propria, è stato l’inserimento alla Scuola
Media.
In
questi ultimi mesi sono state sperimentate, anche con
gli adulti del Campo Nomadi, iniziative di politica attiva del lavoro
attraverso percorsi flessibili (Borse Lavoro e Lavori Socialmente Utili)
e progetti individualizzati.
Queste
esperienze dovranno essere proseguite, pur con la consapevolezza delle
difficoltà e senza lasciare spazio a facili illusioni, soprattutto
perché i riscontri ottenuti, anche con riferimento a realtà più
strutturate della nostra, hanno dimostrato che i comportamenti devianti
sono direttamente proporzionali al disagio: lenendo questo, diminuiscono
furti, accattonaggio, ecc…
E’ inoltre convinzione comune che tutti gli
interventi debbano recuperare i destinatari zingari ad un ruolo attivo,
sia nella fase propositiva che di realizzazione dei progetti che li
riguardano.
Rimane
tra gli obiettivi prioritari dell’Amministrazione individuare in tempi
molto brevi l’area da destinare (previa variante al piano regolatore)
e attrezzare a "Campo Nomadi".
Il raggiungimento di questo traguardo, oltre a produrre il miglioramento
delle condizioni igienico-sanitarie, consentirà l’applicazione di un
regolamento per la sosta nel campo, a tutela anche della popolazione
autoctona.
Per la realizzazione dell’area, è previsto l’accesso a
finanziamenti regionali e della Comunità Europea.
Detenuti
Vercelli
ha sul proprio territorio un carcere che ospita oltre 300 persone e che
costituisce, con il personale di custodia e gli operatori, una sorta di
"quartiere" cittadino, il più delle volte rimosso dal sentire
comune.
L’Amministrazione
Comunale ha sempre considerato tale realtà una parte della propria
comunità, nella convinzione che la pena da scontare e ancor più il
reinserimento sociale siano un problema non solo dell’istituzione
carceraria, ma dell’intera società civile.
In questa ottica il Comune ha avviato nel 1995 e proseguito senza
interruzioni, con il finanziamento annuale della Regione Piemonte e la
collaborazione dell’Istituto Penitenziario e del Centro di Formazione
Professionale di Torino, un progetto denominato "ARTEMISIA",
che ha consentito il recupero e la manutenzione di aree verdi cittadine,
attraverso l’impiego di detenuti usufruenti di misure alternative alla
detenzione.
Oltre all’apporto tecnico qualificato e acquisito con un corso di
formazione effettuato in carcere, il progetto ha rappresentato e
rappresenta uno strumento concreto per rendere la pena non solo
afflittiva (tra l’altro con costi elevatissimi per la società) ma
anche riabilitativa e risocializzante.
Molto
positivo è risultato anche il "Progetto NOW" (realizzato con
finanziamenti CEE) che ha visto, dal Settembre 1999, due detenute
coinvolte in un percorso di esperienza lavorativa presso il Centro
Diurno per anziani, previo corso di formazione propedeutico all’attività
effettuato in carcere.
La validità dell’esperienza, soprattutto per la sensibilità dell’approccio
umano nei confronti di un’utenza particolarmente sofferente, porterà
alla riformulazione di un nuovo progetto annuale.
Anche in futuro saranno privilegiate attività che, in accordo con l’istituzione
carceraria, abbiano come obiettivo l’acquisizione
di abilità lavorative spendibili al momento della scarcerazione.
E’
inoltre consolidato il finanziamento comunale ad attività varie
(pittura, ginnastica, ecc..) svolte all’interno del carcere che, pur
assolvendo ad una funzione principalmente ricreativa, costituiscono un’occasione
di utile impiego del tempo.
Tutti
i progetti non vogliono dimenticare le spesso legittime richieste di
difesa sociale e di certezza della pena, ma si fondano sulla convinzione
che, se la pena stessa acquista una efficacia rieducativa,
risocializzante e possibilmente riparativa, diminuisce la recidiva,
aumenta la sicurezza della collettività e si annullano pericolosi
sentimenti di vendetta.
Formazione Professionale

La
normativa ed il piano socio-assistenziale regionali considerano
obiettivo strategico per la qualità delle prestazioni la formazione del
personale, e delegano questo compito all’ente gestore delle funzioni
socio-assistenziali.
A tal fine, il Settore Servizi alle Persone ha avviato un’intensa
attività di riqualificazione organizzando corsi finalizzati al rilascio
dell’attestato regionale di "Assistente Domiciliare e dei Servizi
Tutelari" (ADEST – corso annuale di 350 ore) e del diploma di
Educatore Professionale (corso triennale di 1.165 ore), oggi
indispensabili per lo svolgimento delle suddette professioni in enti
pubblici e realtà private.
Le
attività formative in questione, interamente finanziate dalla Regione
Piemonte, hanno coinvolto fino ad ora un centinaio di operatori
appartenenti al territorio cittadino e provenienti da altre zone
(Biella, Novara, Arona, Santhià) e saranno ulteriormente incrementate
nel prossimo anno.
Conclusioni

L’avvicinamento
all’obiettivo della costruzione di una "città solidale",
capace di "prendersi cura", oltre che di "garantire le
cure", richiede modalità di lavoro integrato tra le diverse
risorse presenti sul territorio, soprattutto per quelle aree di
intervento dove i confini tra sociale e sanitario sono molto sfumati.
La necessità di un’integrazione funzionale ed operativa ha portato
alla stipula nel 1999 di una convenzione tra Comune e ASL "per la
gestione coordinata delle attività relative alla tutela
materno-infantile e dell’età evolutiva e alla tutela della salute
degli anziani, dei disabili fisici, psichici e sensoriali"
Questo atto consentirà al Comune anche un consistente recupero di somme
dall’ASL n°11, per i servizi a valenza sanitaria resi dal Comune.
Nell’ambito
dell’integrazione operativa con L’ASL n°11, è da ricordare la
positiva esperienza, di cui già si è fatto cenno, del progetto
"BORSE LAVORO" per persone afferenti alle aree del disagio
sociale, della tossicodipendenza e della malattia psichica" avviato
nel 1995. Il progetto, promosso e finanziato dal Comune, con il supporto
di fondi ministeriali per la lotta alla droga, ha visto la creazione di
un gruppo di lavoro interistituzionale che ha riunito operatori comunali
e dell’Azienda Sanitaria nella promozione dello strumento della Borsa
di Lavoro.
Il progetto rappresenta una metodologia di intervento innovativa, in
grado di superare i tradizionali concetti "assistenzialistici"
che applicano interventi puramente riparativi di carattere economico.
Esso si caratterizza invece come politica sociale attiva nei confronti
dei cittadini più deboli e "a rischio" (tossicodipendenti,
malati psichici, portatori di disagio sociale),
per i quali il lavoro non è solo fonte di sostentamento, ma occasione
di crescita, acquisizione di professionalità, inserimento progressivo
in un contesto di normalità.
Gli inserimenti in Borsa lavoro realizzati dal 1995 a oggi sono stati
circa 50.
Infine,
l’obiettivo di costruire una "città solidale" non può
prescindere dalla capacità di far crescere "cittadini
solidali", in grado di veicolare i valori della giustizia, della
legalità, della convivenza paritaria, e in grado anche di soffermarsi
sulle sofferenze delle persone e di dedicare loro un supplemento di
sensibilità.
Questo è il ruolo svolto da molte associazioni di volontariato,
espressioni di una scelta etica e di una passione civile che l’Amministrazione
Comunale intende promuovere e valorizzare. |