PEGGY GUGGENHEIME
L’IMMAGINARIO SURREALE
10 novembre 2007 – 16 marzo 2008 Vercelli,
Arca – Chiesa di San Marco, Piazza San Marco 1 |
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Con
il trascorrere degli anni ed attraverso nuovi studi ed approfondimenti
la figura di Peggy Guggenheim assume contorni sempre più ampi e dalle
molteplici sfaccettature che arricchiscono la biografia ed il ruolo che
la mecenate e collezionista americana ebbe nel mondo dell’arte
figurativa del XX secolo. Infatti, oltre alla grande ed inesauribile capacità di riunire magneticamente intorno a sé le figure più attive ed operative del mondo dell’arte e delle avanguardie, Peggy Guggenheim fece sempre scelte non ordinarie o legate alle convenzioni del gusto artistico corrente. Si potrebbe affermare che la allora giovane ereditiera cercasse di conoscere al meglio le nuove correnti artistiche e le correnti destinate a cambiare se non a stravolgere la concezione del creare in arte. Non fu certamente un caso che nel suo primo viaggio parigino, invece di rivolgersi a ritrattisti “à la mode” della capitale francese, scelse il giovane e rivoluzionario fotografo Man Ray, iniziando così un ideale percorso attraverso la novità e l’immaginario di una nuova generazione di artisti. Era quello, un mondo nuovo, che rovesciava le comodità estetiche dell’art deco, del tardo e oramai decorativo cubismo, dell’intera Scuola di Parigi, un ambiente composto ed abitato da giovani irriverenti e brillanti che andavano costruendo una nuova bohème intellettuale votata al sogno creativo, all’analisi delle immagini, al varcare tutti i confini dell’Immaginario. In quella Parigi giungevano dal mondo intero i nuovi intelletti, i giovani sperimentatori. Grazie al matrimonio nel 1922 con l’artista e poeta parigino Laurence Vail, a Parigi Peggy incontrò molti artisti surrealisti cui Andrè Breton, noto come il “Papa del Surrealismo” (che fu il primo a schedare e studiare la collezione della mecenate americana) così come i pittori Yves Tanguy, Fernand Léger ed ancora Alberto Giacometti e gli altri protagonisti delle avanguardie. Ebbe inoltre la straordinaria intuizione di legarsi intellettualmente ad alcuni tra gli artisti più radicali del suo tempo che la aiutarono a plasmare il suo senso estetico, come Marcel Duchamp che fu suo consigliere e ispiratore, Jean Arp che traghettò il gusto Dada nel Surrealismo e Jean Cocteau maestro di fantastica mondanità che con le sue opere inaugurò la galleria Guggenheim Jeune di Londra nel 1938.
Duchamp la invita ad un tour dietro le quinte dell’Esposizione Internazionale del Surrealismo, che egli stesso stava allestendo. Peggy fu immediatamente folgorata dai teorici, artisti, e filosofi aderenti al “surrealismo”, rispecchiandosi nel loro spirito anti-conformista e nel loro immaginario fantastico. Il termine surrealismo fu coniato nel 1917 dal poeta e critico d’arte Guillaume Apollinaire e nel 1924 venne usato da André Breton per descrivere un movimento filosoficamente e politicamente radicale che ambiva a cambiare la percezione del mondo attraversò pensieri e sensazioni repressi dalla coscienza perbenista, come l’inconscio, l’assurdo, i sogni e la lussuria. Peggy Guggenheim fu testimone di tutte le fasi di questo movimento in continua trasformazione: dalla nascita in Europa, alla sua diffusione in Inghilterra, fino al potente impatto che ebbe in America. Grazie agli suoi legami professionali e personali con artisti surrealisti, e la sua capacità di diventare il fulcro di circoli intellettuali sia in Europa che a New York, il suo interesse artistico nel movimento e l’affinità con il suo spirito ribelle, la spinse a documentare nella sua collezione privata le diversi correnti di questa avanguardia includendo opere di artisti precursori di quello che viene definito “l’immaginario surreale.” Dagli
ideali “padri fondatori”, De Chirico, Chagall, Picasso, ai
protagonisti veri e propri, Ernst, Dalí, Magritte, Tanguy, Miró,
Giacometti, Man Ray, Carrington, Fini, Delvaux: la mostra presenta un
modo nuovo di concepire le immagini ed anche un nuovo modo di dipingere. Ed
è questo “gusto profondo” per l’immaginario fantasioso e onirico
della temperie surreale che la mostra di Vercelli vuole evocare
attraverso opere d’arte che per la prima volta vengono presentate al
pubblico accostando i capolavori della collezione che Peggy costituì in
quegli anni ad alcune opere straordinarie provenienti dal Museo dello
zio Solomon R. Guggenheim di New York, costruendo così nell’Arca
della Chiesa di S. Marco un viaggio attraverso immagini emblematiche ed
uniche.
LUCA
MASSIMO BARBERO Curatore
associato Collezione Peggy Guggenheim
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